Home Musica e storia

Musica e storia: un’esperienza didattica

Fine maggio 2011 – Jolanda Katter, attrice e scrittrice matriarca  del gruppo di famiglie di giostrai che seguiamo da anni, mi chiama al telefono: desidera passare il mio numero di casa a suo nipote, giovane papà di un bimbo di classe terza della scuola primaria.

Naturalmente acconsento, fa parte della mia funzione di referente del progetto “Seguendo fiere e sagre…” essere reperibile anche oltre l’orario di lavoro e “saper ascoltare”.

Qualche giorno dopo mi chiama il papà.

È molto preoccupato: suo figlio, che nelle prime scuole frequentate durante l’anno scolastico non aveva evidenziato particolari problemi, ora – proprio a fine scuola – risulta a rischio di bocciatura.

 

Chiede il mio aiuto, domanda un recupero estivo, mi prega di parlare con le maestre della scuola di Vicenza.
La mattina dopo sento le colleghe vicentine: sì, il piccolo A. ha difficoltà di letto-scrittura, di elaborazione lessicale, soprattutto scritta, e fatica in matematica.
Telefonicamente assicuro la mia presenza nel recupero di queste abilità durante le vacanze estive: seguirò il bambino nello svolgimento dei compiti per casa.
A. viene promosso.

 

Fine giugno 2011 – Terminate le lezioni scolastiche e gli Esami di Stato in qualità di insegnante di musica, prendo accordi con la famiglia di A.

Avrebbero portato il figlio a casa mia due/tre volte la settimana, finché la loro giostra fosse in azione nelle sagre vicino a Campo San Martino, dove abito.

Interventi domiciliari sono previsti quando si lavora con Rom e Sinti, capita spesso di andare nei campi sosta e/o di accogliere a casa propria chi ha bisogno di particolare attenzione. In queste situazioni, mi ritengo sempre ancora in servizio come docente.

 

Luglio 2011 – Il piccolo A. si rivela, in un rapporto individualizzato, non solo un acuto osservatore, ma anche un orgoglioso bambino desideroso di dimostrare che “anche lui può farcela”. Sensibilissimo ai richiami, di fronte ai quali tende a bloccarsi, è altrettanto ricettivo agli incoraggiamenti che, palesemente, gli permettono di alimentare la fiducia in sé e di riattivare la sua curiosità e il suo impegno.

Lavoriamo con il “libro delle vacanze” indicato dalle insegnanti di classe terza a Vicenza. È un testo usualmente consigliato nel passaggio fra terza e quarta, quindi, senza particolari indicazioni didattiche mirate al recupero delle difficoltà.

Tuttavia, proprio per la sua impostazione di “libro delle vacanze”, offre spunti per riprendere qualunque argomento dalla grammatica italiana alla storia e geografia, dalla matematica alle scienze.

È A. che sceglie di volta in volta le pagine da leggere e gli esercizi da svolgere: in questo modo si abitua ad essere protagonista del suo desiderio di apprendere.

Mi accorgo che le incertezze nella lettura delle parole spesso sono dovute ad un profondo timore di sbagliare: legge piano il testo, poi si volta e i suoi occhi cercano di cogliere una mia espressione di approvazione o di biasimo. Solo se si sente rassicurato, pronuncia le parole ad alta voce…, ma così perde tempo e la comprensione diventa più difficile. All’ascolto sembra proprio la voce di un bambino che non sa leggere.

Anche quando scrive la sua mano è tesa e la contrazione è evidente fino alla spalla. Quanto deve essere faticoso lo sforzo per dimostrare di saper scrivere e saper farlo bene!

Gli incontri, della durata di due ore ciascuno, devono necessariamente prevedere una piccola pausa. Propongo così ad A. di “rilassarsi” lavorando con la creta, un modo per aiutare gli arti superiori a scaricare le tensioni, oppure “facciamo disegno” così la mano può spaziare liberamente sul foglio senza l’ansia di tracciare vocali e consonanti in modo corretto; infine, “facciamo musica” suonando un po’ il pianoforte che gli metto a disposizione.

Questi pochi minuti di pausa sono per il piccolo fondamentali, gli permettono di aprire una dimensione di espressione che gli corrisponde e nella quale si sente “a suo agio”.

Acquisisce fiducia in sé e anche negli apprendimenti comincia a dimostrare la sua “voglia di imparare”.

Cerca le pagine di storia: la nascita della Terra, i dinosauri (che ricopia a matita su fogli lucidi da un libro che gli mostro) e un breve raccontino: la donna nel neolitico.

È questo raccontino che dobbiamo dividere in sequenze per cercare di capire cosa significa, ma queste sequenze non restano “silenziose”, perché propongo ad A. di accompagnarle con la musica da lui stesso suonata.

La proposta lo entusiasma.

Il giorno precedente fa una “registrazione di prova” solo con il pianoforte e, finalmente, al prossimo incontro è pronto per la musica del racconto.

Il libro delle vacanze è sul leggio, il registratore ha il suo microfono e la tastiera del pianoforte è aperta.

legge il titolo e registra… ma non legge: canta!

Con mia grande sorpresa, il bambino si esprime attraverso il canto e scandisce la suddivisione del testo con i suoni del pianoforte. Un canto e una musica improvvisati al momento.

Tutto procede correttamente, solo verso la fine ci sono due errori di lettura: aveva saltato la riga, troppo impegnato a passare dal leggio alla tastiera e a cantare!

Vorrebbe rifare la prova, ma è proprio molto stanco e, insieme, decidiamo che quanto realizzato va più che bene.

 

Primi di agosto 2011 – I nostri incontri proseguono con esercizi anche di inglese e matematica.

Per inglese non manifesta particolari difficoltà: ha una buona capacità di ascolto e, come spesso accade con i giovani Sinti, la trasmissione orale è un canale preferenziale.

I numeri, invece, sono un po’ più complessi.

Insisto nella risoluzione dei problemi, perché so che l’applicazione delle capacità di calcolo nelle quattro operazioni viene agevolata se i numeri corrispondono a dati della realtà.

Naturalmente leggiamo il testo dei problemi come dovessimo allestire un piccolo spettacolo, aggiungendo commenti umoristici là dove è possibile (basti pensare alle povere mamme che comprano sempre dolciumi e poi bibite e poi caramelle, per cui sono necessarie addizioni e/o moltiplicazioni per conoscerne la quantità totale e… chissà quanti mal di pancia!).

Soprattutto, utilizziamo le monete reali (dal mio portamonete), dal centesimo ai due euro, per esercitarci nel riconoscimento dei “numeri dopo la virgola”.

Papà e mamma sono contenti: il piccolo A. sembra molto più calmo durante il giorno e la sera, quando pur così giovane a volte affianca il padre alla cassa, non è più così spaesato nel dare il resto a chi ha acquistato il biglietto della giostra.

Verso la metà di agosto, però, la famiglia di A. non può più restare nella zona di Piazzola/Campo San Martino, quindi gli incontri sono per il momento sospesi.

 

Settembre 2011 – A. frequenta ora la classe quarta della scuola primaria di Fellette - Romano d’Ezzelino (TV). Ho già contattato le insegnanti e so che lui ha già preso, proprio sul quaderno di matematica, un BRAVISSIMO!… speriamo possa procedere così, con soddisfazione, il suo percorso scolastico.

 
Agenda
<<  Giugno 2021  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
   1  2  3  4  5  6
  7  8  910111213
14151617181920
21222324252627
282930    
Rete Intercultura
Banner
Visitatori